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Di cibo e vino

Avere 20 anni a Milano è qualcosa di così incredibile che non te lo so spiegare. È un po’ come avere 20 anni a New York, Londra o qualsiasi altra città che ti venga in mente. Ma dove parli la tua lingua. Dove parli un sacco di lingue. Persino quelle che non conosci. Avere 20 anni a Milano è un po’ come credere di essere immortali. È un po’ come vivere ogni giorno come fosse il penultimo. L’ultimo mi sembra un po’ esagerato. Avere 20 anni a Milano è un po’ come andare in motoscafo con il vento che ti spacca in due la testa. È come prendere un aereo a mezzanotte per essere a Berlino in tempo per l’after al Berghain. Avere 20 anni a Milano è un po’ come innamorarsi per la prima volta, di uno sconosciuto, in un locale non troppo lontano da casa(del tipo di cui ti sei innamorata) ma troppo lontano da casa (tua) per tornanci a piedi, di notte. Avere 20 a Milano è un po’ come fare 3 lavori contemporaneamente per pagarti l’affitto, pagarti gli studi e il kebab e avere, comunque, ancora tempo e voglia di vivere, divertiti, ululare come un cane. Avere 20 anni a Milano è come laurearti 30 volte e avere ancora voglia di studiare, di imparare, che tanto lo devi fare per forza perché ci sarà sempre qualcuno più preparato di te. Avere 20 anni a Milano è come dimenticarsi di essere uno e diventare un tutt’uno col mondo. Avere 20 anni a Milano è come incontrare il tuo guru e poi, dopo una notte di baldoria e follia, dimenticarti tutto quello che ti ha detto. E ricominciare daccapo. Avere 20 a Milano è un po’ come essere al centro del mondo. Forse a volte sentirsi anche un po’ solo. Avere 20 anni a Milano è come buttarsi da un aereo senza paracadute pur sapendo che, in qualche modo, alla fine, te la caverai. Avere 20 anni a Milano è come pesare 58 kili e comprarsi un abito bianco per la laurea perché convinta che non ti sposerà mai. Avere 20 anni a Milano è come conoscere un milione di amici per poi scoprire che solo pochi erano quelli veri. Avere 20 anni a Milano è come bere birra in bottiglia di plastica e mangiare carbonara senza uova ma con pancetta che se m’avesse vista un romano mi tirava un calcio nel culo. Avere 20 anni a Milano è come spegnere il cervello, accendere la musica, e cominciare a ballare. Avere 20 a Milano è davvero bello. Così bello che se non piangi quando ci sei dentro piangi dopo per esserne ormai fuori. E non è che a 30 anni non ci puoi più stare, a Milano, solo che avere 20 anni a Milano è come avere il paravento sugli occhi e credere che la vita sia tutta adrenalina e baci e abbracci ma forse, proprio per quello, aver avuto 20 anni a Milano, è stata una delle esperienze più belle e irrinunciabili della mia vita. E adesso che ne ho 30 o meglio 31 e Milano, è ormai un lontano ricordo, un po’ di nostalgia mi sovviene ripensando ai tuoi primi 30 anni, quasi 4 anni fa. E lo so che gli auguri non si fanno in anticipo. E io non sono qui per farti gli auguri. Solo per dirti che le chiacchiere notturne che ci facevamo a Milano e le sbronze che ci prendevano la mano e le corse in bicicletta per venirti a trovare ovunque tu fossi e le calze a pois che mi hai bruciato con la sigaretta non le dimenticherò mai. Così come non dimenticherò mai le forme di formaggio con cui tornai da Roma, che per noi il cibo è sempre stato un motivo per amarci un po’ di più. Così come il vino. Quello buono. Mica quelle schifezze che ci bevevamo a Milano. Ma in fondo è stato tutto bello. Anche le cose brutte. Persino le ginocchia sbucciate. I mal di testa e gli esami mai passati. E la verità è che anche se a volte Milano mi manca da morire la vera verità è che mi manca avere 20 anni.

Ma se chiudo gli occhi, se li chiudo stretti stretti che poi mi vengono le rughe, io li rivedo bene i tuoi 30 anni. Su quel taxi bianco con il tipo che non la smetteva di parlare mai, e tu che mi chiedevi dove saremmo andati. Ed io che ti dicevo che c’era di mezzo il cibo, e il vino. Che a noi ci sono sempre piaciuti tanto. E quando poi siamo entrati al Pescatore e ci è arrivata l’astice alla catalana, che in fondo è stata la prima cena che mi sono potuta permettere di offrirti, tu non ci credevi. Ed eri così felice che ti è pure venuta una paralisi.

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