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Un viaje en el medio de mi alma

Sono giorni che penso a qualcosa da scriverti, ma mi sento come una costipazione dell’anima da quando sei arrivato tu, e le parole arrivano con fatica.Stamattina mi sono svegliata presto e sono andata a camminare. Da sola. Mi sono tuffata in piscina sperando di trovare una risposta sul fondo di plastica.Hai la capacità di sconvolgermi ogni certezza, mi guardi dentro meglio di come potrei fare io.Vorrei chiederti di restare, di aiutarmi a trovare la strada, di cercare la tua insieme a me.Non ti ho mai dimenticato in questi anni. Ti ho pensato molto e in un certo senso ho sentito che anche tu stavi facendo lo stesso con me.Vorrei che tante cose non fossero successe nella mia vita, per non dover più mentire ma il passato non si può cambiare. Posso continuare a raccontarmi una storia diversa da quella che è accaduta, o accettare e andare avanti.Sento che avevo bisogno di questo smottamento dell’anima. Sento che avevo bisogno dei tuoi abbracci, delle tue carezze, di piangere con te.Vorrei andare in mezzo al deserto e urlare e chiedere al vuoto che sento dentro il perché di questa grande assenza. Vorrei sapere cosa sto cercando, vorrei imparare ad amare senza idolatrare, vorrei continuare a parlare con te,  delle cose che ci fanno male e bene al cuore.Vorrei addormentarmi su una zattera in mezzo al mare e lasciare che la corrente mi guidi verso traiettorie non battute.Vorrei continuare a scriverti ma sento che sarei ripetitiva. Vorrei annusare il profumo della tua anima bella. Saprebbe di nostalgia probabilmente.Ti amo muchissimo.La tua anima ribelle, sensuale, affamata, dormigliona, solitaria, serena e di tutto questo…il suo contrario.

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Intervista 1

Buongiorno, passavo di qua e ,vedendoti, ho pensato che mi sarebbe piaciuto sapere qualcosa in più di lei, di te. Posso darti del tu? Posso farti un intervista?

Ma certo! Che bello!

Allora cominciamo. Nome?

Marco

Cognome?

Mengoni

Professione?

Cantante.

Sogno nel cassetto?

Ho perso la chiave e me lo sono dimenticato dentro.

Ok,ci riprovo. C’è qualcosa che vorresti fare da grande che non hai ancora fatto?

Tutto.

Tutto cosa?

Vorrei fare e rifare, tutto. Daccapo.

Ok,sono confusa. Andiamo avanti. Sei felice?

E ma che domande!! Non si chiedono mai queste cose!

E perché?

Perché la felicità è una cosa troppo seria,come dice Maria Antonietta.

Ah. Ok. Però non hai risposto. Sei felice?

No.

Come no? Hai appena vinto il festival di Sanremo.

E quindi?

Quindi Bo, pensavo fossi felice.

Allora cosa me lo hai chiesto a fare?

O mamma. Che fatica!Possiamo ricominciare?

Resettiamo tutto?

Ma chi è che fa le domande, qui? Tu o io?

Io.

Mmmmm. Non farmi arrabbiare, Marcolino.

E non mi chiamare Marcolino.

Scusa. Ok, sono pronta per ricominciare,Marco.

Ecco, così va meglio.

Bene, anche se sto già sudando.

Hai caldo?

No,sei tu!

Io? Pensi che io sia caldo?

Ahahah penso che tu sia…lasciamo perdere.

Lasciamo perdere cosa? Cosa pensi che sia?

Ma allora! Sono io che faccio le domande! Non ti facevo così…

Rompiscatole?

Mi hai tolto le parole di bocca.

Possiamo continuare?

Sono tutto tuo.

Mi fai arrossire così. Anyway… età?

Anagrafica o spirituale?

Quello che ti pare. Ti ricordo che sono io l’intervistatrice.

Ok. Allora ti dico l’età che mi sento.

Va bene.

17

Perché proprio 17?

Non ti piace il 17?

A me non frega nulla dei numeri. Voglio sapere perché proprio 17.

E ma così non finiamo più.

L’intervista dici?

Lascia perdere.

Ok, Marco. È la volta buona che ricomincio a fumare.

Ti sto facendo impazzire? Vero? Mi dispiace, ahahha.

No dai, sei quasi più bravo dei miei bambini.

E quanti ne hai?

17.

Ammazza. Ti sei data da fare eh, signorina!

O ma come ti permetti? E poi, signorina a chi? Ma poi ero io quella che faceva le domande, non tu. E comunque sono una maestra. E 17 sono i bambini della mia classe.

Ora torna tutto. E comunque abbiamo un numero in comune. Il 17.

Esatto. Dai ripartiamo da lì. Anzi, ti va se ci andiamo a bere un caffè?

Come no!? Però paghi tu. Ahahah

Non ti facevo così simpatico. Bello sì, bravo pure ma simpatico….

Perché sembrò uno antipatico? Che se la tira?

No, solo un po’ insicuro.

Ma chi sei, Freud?

Ahahha. No, mi dispiace. Mi chiamo…

Non melo dire! Scommetto che ti chiami Ginevra, o un nome del genere.

Acqua.

Liscia o gassata?

Scemo. Mi chiamo Anita. Ma perché dobbiamo parlare di me? Io sono qui per sapere di te, il vincitore di Sanremo 2023, Marco Mengoni. Ma non stai rispondendo alle mie domande.

Allora dovevi dirmelo che era un quiz!

Ok, ti ho ingannato. È vero. È un quiz!

E se vinco, cosa vinco? Cioè, se rispondo in modo corretto alle domande…

Mmm un mio autografo? Una bella stretta di mano?

Mi fai morire!

E tu mi fai sognare.

Madonna, questa te la potevi risparmiare.

Hai ragione. Dai, ricomincia il quiz.

Spara!

Buuum!

Ok, penso che tu abbia dei problemi. Te lo dico da amico. Ok, e poi si, penso che tu dovresti ricominciare a fumare, ahahha.

O mamma, Marco Mengoni mio amico. Dev’essere il mio giorno fortunato.

Lo è baby, hai vinto un bacio sulla fronte. Smack

Wow. Della serie prendi e porta a casa.

In che senso? Sei pure una ladra?

Ladra di cuori, vorrai dire, eheheh. È stato bello parlare con te.

Perché? Te ne stai già andando? E chi lo paga il caffè?

Tieni l’euro! Buona giornata!

Ma che fai? Te ne vai davvero?

No, per finta!

Meno male. Torna a sederti.

Ok, capo.

Avevo 17 anni quando capii che il mio sogno, forse, avrebbe potuto diventare reale.

Quale sogno? Non avevi mica perso la chiave?

Già. Ma ai tempi avevo un sogno solo ed era sul comodino. Fu dopo che divennero troppi, così tanti che li dovetti riporre nel cassetto.

Sognavi di diventare un cantante? Fu a 17 anni che capisti che ce l’avresti potuta fare?

No, non era quello il sogno. Che avrei fatto il cantante, l’ho sempre saputo.

E allora, qual era?

Diventare me stesso.

Non ti seguo, Marco.

Il mio sogno era quello di diventare me stesso.

Cioè, sognavi di diventare il Marco Mengoni che tutti conosciamo, suppongo. Famoso, bello ,bravo.

Mmmmm. Non proprio. Sognavo piuttosto di smettere di fingere di essere qualcun’altro.

Qualcun’altro tipo John Wayne?

Sei cretina nell’anima, lasciatelo dire, ahahah

Me lo merito. Dai continua.

Niente. Semplicemente sognavo di poter essere quello che ero senza dovermi vergognare. Tutto qui.

Perché,cos’avevi che non andava?

Cos’avevo che non andava bene agli altri, vorrai dire…

Gli altri.

Cosa significa?

Che erano gli altri il problema, non tu.

Quanto vuoi per questa seduta di psicoterapia?

Niente tesoro, paga Amadeus.

Sei sempre più scema.

Grazie, tesoro. Comunque poi ce l’hai fatta, a diventare te stesso, no?

Diciamo di sì. Cioè il percorso è stato difficile ma poi ce l’ho fatta.

Perché?ci sono cose belle che si ottengono senza fatica?

Direi di no, Anita.

Cosa ne pensi delle scorciatoie?

Penso che siano un’illusione. Quando pesavo 115 kili mi capitava di andare a dormire e la notte sognavo di risvegliarmi con 20, 25 kili in meno. Ma poi, la mattina ero di nuovo il ragazzo cicciottello di prima.

Be, ma ora sei in forma.

Ma ho fatto fatica. Tanta. Le cose belle arrivano solo con la fatica, come dicevi tu prima.

Già. E com’è che sei diventato così fiero di te stesso? Il tuo sguardo, almeno, lo è. Che percorso hai fatto?

Non sono poi cosi forte, tanta parte la fa la corazza, credimi. Che percorso ho fatto? Ad un certo punto della mia vita ho smesso di mettere la testa sotto la sabbia, ho sollevato i tappeti e ho buttato tutto fuori.

È di questo che parli nelle tue canzoni?

Si, anche. Ma anche della paura di crescere, invecchiare, dimenticare, essere dimenticato, cadere.

Beh ma poi ci si rialza, no?

Sempre. Come dice Mattia. Mr Rain, intendo. Ormai siamo diventati amici e lo chiamo per nome. Le sue canzoni, ad esempio, sono un inno a non mollare mai.

E tu, tu ti ci ritrovi, nelle sue parole?

Io sono un guerriero, ricordatelo sempre. E lo sei anche tu. Ora devo scappare amica mia.

Un’ultima cosa.

Dimmi.

Dimmi una frase, una parola, qualcosa che pensi della vita. Quello che ti va.

Mmmmm. Direi che…”siamo nati per essere felici”. E si, la verità è che sono felice. E sembri esserlo anche tu. Buona vita bellezza!

Buona vita Marco Mengoni. È stato bello.

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La tua goddess…ahahaha

Ci sono giorni in cui il tempo sembra essersi fermato a qualche anno prima. Qualche anno fa. Quattordici anni fa.

Avevo 20 anni quando decisi di partire per l’Irlanda. Destinazione: Dublino. Missione: imparare l’inglese, aspettative: nessuna, delusioni: poche, risultato: due amiche meravigliose nella valigia di ritorno e qualche sbucciatura al cuore.

Sono le 9:08 e io non mi sono ancora alzata, perdo tempo nel letto mentre ripenso a ieri. Abbiamo 33 e 34 anni ma ora, se chiudiamo gli occhi, possiamo benissimo tornare indietro a quando ne avevamo 19 e 20. A quando eravamo stupidine e qualunque cosa era in grado di scalfire il nostro cuore. A quando ci innamoravamo di un vicino di casa che suonava i bonghi e la chitarra o qualche altro strumento che ora non ricordo, a quando ci rimbalzavano alla serata della vita perché eravamo troppo giovani per entrare, a quando ci scolavamo bottiglie di limoncello per dimenticare chissà poi cosa e poi cadevano giù per le scale, rischiando di rimperci l’osso del collo.

La sveglia suona, anche se è domenica ma io faccio finta di non sentirla. Fuori gli uccellini cantano, sento il rumore della stufa che va, le mie mani fredde che digitano su una tastiera troppo piccola per non confondere le lettere.

Ho 34 anni ma potrei benissimo dimostrarne 29, così mi dicono ma io me li sento tutti i miei 34 anni. 34 anni pieni di vita, di sbagli, di successi e sconfitte, di quello che avrei potuto essere e non sono diventata, di quello che sono ora, di amiche che porto nel cuore anche se non vedo spesso ma so che saranno sempre con me, ovunque andrò.

È sempre bello rivederti, vedere come sei cresciuta, come sei diventata la versione meno bacchettona di te che mi piace tanto anche se trovi sempre un motivo per sgridarmi e io ti lascio fare.

Spero che i nostri sogni ci portino nei posti più belli del mondo, anche senza andare troppo lontano. Sei un’amica speciale.

A presto,

la tua goddess.

Ahahahha

Como, 3 febbraio 2024
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Boschi

Sono tornata a vivere nei boschi. Fa freddo qui, anche se la stufa a pellet mi scalda le mani. Le mani che scrivono su questa tastiera. Il cane mi tiene compagnia, in queste sere d’inverno. Le stelle riempiono questo cielo nero, e la luna sembra un sorriso che sembra volermi dire di continuare a sorridere, anche io. E io l’ascolto, e mentre Gazzelle vomita parole tristi ma vere io non posso fare altro che essere felice. Sono passati tanti anni da quando il mio cuore esplodeva per amore ma so che dovrò continuare ad andare avanti, anche nella solitudine. Che come diceva quel mio amico conosciuto in Thailandia, la solitudine è il prezzo della libertà. In realtà non era proprio così, che diceva, ma non essendomela scritta, alla fine me la sono dimenticata la sua frase, che era molto più poetica della cagata che ho scritto io. Ma eravamo nei boschi, ecco, e io mi stavo perdendo di nuovo. Perché io mi perdo sempre, nei boschi, ma mi perdevo anche a New York, a dire il vero. Fumo l’ultima sigaretta della serata, mi dico, anche se so che sto dicendo una bugia.

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Cara piccola me…

Cara piccola me, ti scrivo perché mi manchi tanto. Volevo chiederti di non essere triste per me, perché io non lo sono. Certo la felicità forse è un’altra cosa ma a volte basta la serenità.

Volevo chiederti di rimanere bambina più tempo possibile, di non aver fretta di crescere che poi, avrai tutta la vita per essere grande. Le responsabilità arriveranno e talvolta vorresti non aver mai compiuto i tanto attesi 18 anni. Volevo chiederti di non rinnegare mai le tue origini, che le radici sono importanti, come dice Sorrentino nella Grande Bellezza, magari un giorno lo vedrai. Volevo chiederti di essere sempre fiera di quello che sei e sarai, ti tenerti stretta le tue cicatrici che poi, saranno il punto di partenza da cui rinascere. Perché poi lo sai, che rinascerai. Perché si rinasce sempre, dopo essere morti. Volevo chiederti di non avere paura di rimanere sola, che non lo sarai, avrai amici e parenti che ti ameranno per quello che sarai riuscita a portare nella loro vita: gioia e spensieratezza. Che poi, comunque, ci saranno sempre i momenti di solitudine: tu accoglili come fossero vento nel deserto. Volevo chiederti di non combattere mai per battaglie che non sono le tue: avrai solo uno scudo e una spada. Usali per le cause in cui credi. Volevo chiederti di non parlare mai male degli altri, o almeno di provarci, che poi scoprirai che talvolta le parole sono peggio delle spade e non tutti hanno uno scudo forte come il tuo. Volevo chiederti di non accelerare i tempi, se qualcuno ti chiederà di fare qualcosa per cui non è ancora arrivato il tuo momento, tu no farlo! Non aver paura di deludere! La vita è fatta di delusioni ma anche di momenti belli, ti suggerisco di stare dalla parte dei momenti belli. E sarai felice. Ma mi basterebbe saperti serena. Volevo chiederti di fregartene di quello che pensa la gente, sarai troppo grassa poi troppo magra talvolta troppo bella tanto da avere così tanti nemici da non avere abbastanza spade per combatterli. Scoprirai che non servirà a nulla la guerra se non a generare nuovo odio che alimentare la tua infelicità. Tu combatti sempre per l’amore e fregatene se ti daranno della fricchettona!

Volevo chiederti di circondarti di belle persone, di cose semplici, di riempirti gli occhi di boschi e mari e non avere paura se manderai giù un po’ di acqua salata, sarà tutta esperienza. Volevo chiederti anche di stringere e abbracciare forte i tuoi genitori, i tuoi amici, i tuoi fratelli, saranno i tuoi fans più accaniti e la medicina più potente di cui tu potrai avere bisogno un giorno.

Ascoltati sempre e non avere paura del buio, che come dice Calcutta la notte è solo un giorno che non si è ancora svegliato. Ascolta tanta musica e scrivi, tutto quello che senti e canta, anche se sei stonata che poi un giorno scoprirai persino di non esserlo e allora ti chiederai perché tu sia stata così tanto tempo senza far sentire la tua voce al mondo.

Per ora non ti chiedo più nulla, sarai stanca delle mie richieste. Vorrei solo dirti che avrai una vita bellissima, che sarai giovane per molto tempo e che anche quando crescerai tanto tanto ti sentirai comunque giovane come quando avevi 20 anni, quando andavi a sciare, quando il vento ti spettinava i capelli in motorino guardando il bel mare di Sicilia, quando ti innamoravi di chiunque per la prima volta.

Ti chiedo di volerti bene, perché io te ne voglio. Tanto.

Con affetto, una piccola Anita cresciuta ma non troppo

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Pensierini…

In questo giorno di vento e sole faccio qualche pensiero su quello che è stato, su quello che sarà.

È stato un anno bello,pieno,ricco di novità, pochi pianti, qualche lite, molti abbracci. Kaki mi tiene compagnia all’ombra di un gazebo a bordo piscina, mentre il sole di questo 23 giugno mi scalda le gambe ancora un po’ sbiadite dall’inverno. Ci sono momenti che passano e momenti che non passeranno mai. Ci sono stati giorni tutti uguali agli altri, durante quest’anno e giorni che sono rimasti indelebili. Ci sono stati i giovedì della scrittura, la sera dalle 20 alle 22, i martedì di Zumba e giovedì di “oggi non vado a Zumba!” , i venerdì della compagnia degli amici più cari, i sabati silenziosi, le domeniche pigre.

Ho sempre aspettato che accadesse qualcosa di wow nella mia vita, qualcosa di meraviglioso, e intanto che attendevo, il tempo mi sembrava perso. Poi un giorno, sarà stata primavera di qualche anno fa, ho capito che tutto poteva essere wow. Persino l’attesa del momento wow. Ho imparato a godermi di più il tempo, ad ascoltare e ascoltarmi di più. Rimango sempre molto impulsiva, e sbaglio sempre più di quello che potrei permettermi di fare, ma poi, solitamente, in qualche modo, riesco sempre a rimediare. Ho smesso di fare la lista delle cose che vorrei fare, e ho iniziato a farle. Alcuni sogni rimarranno tali, altri provo e proverò a viverli. Vorrei iscrivermi a un corso di canto, ce l’ho nel cuore, riscrivermi all’università, e mangiare meglio. Tutto il resto verrà da sé.

Il vento a poco a poco si placa e il sole torna a farsi sentire più forte, sulle mie gambe, sui miei capelli scuri. Kaki riposa sempre al mio fianco, come fosse una mia estensione. Sento i bambini ridere e giocare e io sorrido insieme a loro. Vorrei dirgli che l’estate è la stagione più bella ma che un giorno arriverà anche l’autunno e poi l’inverno. Che dovranno essere pronti, prima ancora di esserlo. Ma questa è un’altra storia.

Un soffio di vento torna a farsi vivo e porta con sé il profumo dei pranzi buoni dei giorni di sole: pasta al pesto.

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Lezioni di canto

Stamattina mi sono svegliata con un’incredibile voglia di scrivere ma niente. Non ho scritto niente. Le parole non venivano, non arrivavano alla mente, né alla bocca. Vuoto totale.

Sono passati diversi mesi dall’ultima volta in cui ho scritto qualcosa. E mi dispiace. Mi dispiace molto. Ma ci vuole tempo e voglia e fatica e tante cose belle e brutte per trovare l’ispirazione per scrivere qualcosa. Ma non sono mai riuscita a capire cosa scateni in me la voglia, la necessità, di scrivere. Forse aspetto sempre che accada qualcosa di wow, di super che mi faccia venire quella scintilla che poi dà il via all’ispirazione. Ma non sono sicura nemmeno di questo.

Il problema è il cosa. Di cosa dovrei parlare? Sono successe così tante cose dall’ultima volta che ho aperto WordPress e adesso è come se avessi un’incredibile bisogno di confessarmi. Come se dovessi darmi delle scuse. Perché ci si scusa sempre con gli altri ma con se stessi, con se stessi non ci si scusa mai. O per lo meno. Io non lo faccio mai. Ma poi perché? Perché dovrei scusarmi? O mamma. Non ci capisco più niente.

Ma passiamo al dunque. Prima non vi ho detto che sono successe tante cose? Ecco sì, forse è delle tante cose successe che potrei, dovrei parlarvi. Ma a voi, sinceramente, fregherebbe qualcosa di sapere come mi sono andate le cose in questi ultimi mesi?

Davvero vorreste sapere dove sono andata in vacanza, se ho trovato bel tempo o se questo faceva schifo, se ho conosciuto nuove persone, se ho perso qualche amico/a, se ne ho trovati di nuovi, se ho ritrovato quel libro che avevo perso che in realtà ora che ci penso mi sembra di averlo prestato ma non è mai più ritornato ma fa niente, se sono ingrassata o se finalmente ho perso qualche chilo (…mistero…), se sto lavorando oppure se trascorro le mie giornate a svuotare vaschette di gelato ( bo, l’immagine mi piaceva), se mangio ancora biscotti con le gocce di cioccolato o se sono passata a quelli integrali, se ho ricominciato a leggere o se faccio ancora fatica a finire il primo capitolo, se mi addormento ancora a metà di un film? Davvero posso pensare che a voi freghi di tutto ciò? La mia risposta è che non mi importa. Non mi importa sapere se vi interessa sapere quello che scrivo, se vi piace, quello che scrivo, se vi fa schifo, quello che scrivo. Non mi importa niente. E non lo dico perché sono arrabbiata, io non sono per niente arrabbiata. Né con voi, né con me stessa, né con la vita. Anzi sono grata a tutto ciò che è successo, da 33 anni a questa parte, a proposito, non mi avete fatto gli auguri, quel giovedì di fine settembre, ma vi perdono. Prendo fiato.

È sabato sera e io digito cose a caso sulla tastiera del mio telefono. Siamo nel 2022. Ho una casa, un compagno, un cane che a volte sembra un gatto ma quelli sono dettagli, ho un lavoro, degli amici, ho un nuovo libro del quale spero di superare il primo capitolo, chi vivrà vedrà, ho tanti fiori nella stanza, faccio sogni strani ma non banali e si, vorrei iscrivermi a un corso di canto perché ho sempre sognato di presentarmi ai provini di X Factor, e giusto per non essere cacciata a bastonate almeno un là lo dovrei imparare ad intonare.

Anche se non penso mi iscriverò mai ai provini di X Factor, mi piacerebbe un sacco trovare qualcuno che mi dia lezioni di canto perché io, a quel sogno di cantare davanti a tutti al festival di Sanremo, non ci rinuncerò mai.

Ecco,l’ho fatto,senza nemmeno accorgermi,mi sono confessata. Ora posso andare a preparare la cena. Cous cous di verdure.

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Cara S.

Cara S. ma tu te lo ricordi quando ci scrivevamo le lettere? Tu mi dicevi che lo facevi sempre con tua cugina G. Così,abbiamo cominciato a farlo anche noi. Io e te.

Ho aperto il cassetto dei ricordi,qualche tempo fa. E sai cosa ci ho trovato? Sì,loro,le nostre lettere. Tu ti eri da poco trasferita a Londra e io continuavo a vivere nella nostra bella Milano. Quella delle rotaie del tram sotto casa, dei pan au chocolat la domenica mattina, dei ripassi matti e disperatissimi in bagno,prima di un esame.

Ma tu te le ricordi, le nostre serate al Trottoir? Chissà poi se si scrive così. Le tue calze viola, o a righe, i tuoi look stravaganti, la tua voglia di provare qualsiasi cibo. ( Ricordo ancora quando la zia di Meriggio ti chiese se ti piaceva il cane e tu le rispondesti di sì. Ma come se fosse una cosa da mangiare..)

Ormai sono più di 10 anni che non condividiamo più la stessa casa ma per me, se tu adesso fossi qui, non cambierebbe nulla da allora. Sono sicura che così,dal nulla, cominceremmo a ballare una canzone sulle note di Shannapol:), inizieremmo a sculettare come delle deficienti, ci faremmo la ceretta a vicenda e io ti taglierei la frangetta corta corta che comunque, a distanza di anni, continuerebbe a starti male. Però non smetterei di volerti bene, anche con quei capelli ridicoli.

Cara S., sono tante le cose che vorrei dirti in questo post, ma preferirei farlo davanti a un caffè, o a un gelato o magari una bella pizza. E poi, senti, non è che a tutti interessano gli affari nostri:) o forse sì!!! ( sono sicura che lo leggerai con l’intonazione giusta).

Ma non è ancora arrivato il momento di lasciarti perché,nonostante questo post sia sconclusionato, io ho ancora bisogno di sentirti vicina, come in quei giorni a Parigi,dopo la mia laurea. Ma quanto eravamo matte? Chissà se qualche JeanPaul o Francoise o chissà chi altro si ricorda ancora il nostro nome, o il nostro profumo.

Ricordo ancora tutto di quella vacanza a Parigi, i club dove si beveva solo champagne ( di scarsa qualità) e dove le ragazze ci provavano con i ragazzi, dove le ballerine prendevano il posto dei tacchi e dove era bello stare sedute anche su uno squallido marciapiede. Niente era squallido in quella città!

Allo stesso modo ricordo ancora tutto di Barcellona,la nostra prima vacanza insieme. L’ostello “topo” e il mercato con tutte quelle cose buone. La sabbia tra le dita dei piedi e tu che ti eri innamorata, chissà poi di chi.

È stato tutto bello insieme a te, mia dolce amica lontana ma sempre vicina al cuore. Sono tante le cose che abbiamo passato insieme. Le estati in motorino, mentre guardavamo il mare blu aprirsi all’orizzonte.Il caldo torrido di una terra che ho scoperto insieme a te. Non te l’ho mai detto, ma con te, cara S. ho trascorso i momenti più spensierati della mia gioventù.

Sperando di rivederti presto, ti abbraccio forte.

Con affetto,

A.

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Con gli occhiai da sole


Così oggi, dopo tanto tempo, sono tornata a Milano.
E ho rivisto lei. La mia amica di serate pazze ai tempi dell’università. Che poi io, di amiche di serate brave, ne ho avute tante. Ma così come sono entrate nella mia vita, allo stesso tempo se ne sono andate. Silenziosamente. Ma lei no, lei è rimasta. E c’era lei quando ho conosciuto M. Quella sera al Bobino. Ormai sei anni fa.

E mi viene voglia di cantare a squarciagola in questa domenica di fine gennaio che sembra già aprile. Ma ormai sono diventata grande per certe cose, così come lo sono diventata per andare a ballare e forse, per mettermi la minigonna. Però oggi, proprio oggi, ho pensato ma che me ne frega se gli anni sono passati e io sono invecchiata. Che me ne frega se il mio fisico è cambiato e io non sono più magra come quando avevo 25 anni, che me ne frega se non so ballare eppure ho una voglia matta di andare in discoteca.

E così chiudo gli occhi e ripenso a un film spagnolo che ho visto mille anni fa in pullman a Valencia e mi viene da ridere e un pò anche da piangere perché quella pellicola mi ricorda tanto gli anni trascorsi a fumare sigarette davanti alla statale. E noi che ci chiedevamo che cosa avremmo fatto da grandi e ora che siamo diventate grandi ci chiediamo che ne è stato di quegli anni trascorsi tra le colonne i navigli e porta Venezia.

E forse, un pò di quella spensieratezza, la dovevamo conservare per i giorni che sarebbero venuti, e non regalarla al primo sconosciuto. Perché poi, crescendo, avremmo capito che era veramente l’unica cosa che ci avrebbe potute salvare.
Ridere a tutti i costi, e correre in bicicletta per raggiungere il luogo, il party, l’amica con cui avremmo riso e cantato e ballato e bevuto e riso ancora più forte perché era quella la cosa che sapevamo fare meglio e che ci saremmo ricordate di fare, una volta diventate grandi.

Ma poi i giorni sono trascorsi, e ci siamo ritrovate catapultate in un mondo completamente nuovo dimenticandoci di quello che ci eravamo ripromesse di fare. Tu sempre a Milano, la tua Milano. Io nel mio piccolo paesino di provincia. Con una manciata di anni in più, con più responsabilità, più sbattimenti, più sorrisi fasulli che nascondevano malumori o peggio. Ma tutto sommato, sempre noi.

E anche se la sofferenza fa parte della vita, e come dici tu è inevitabile e come dico io, è evitabilissima, ma questi sono punti di vista, sono sicura che il tempo ti sarà favorevole. Così come lo è stato con me. E anche se dicono che dopo i 30 tutto è in salita, ti auguro tanta pianura. Un pò come le strade di Milano. Ti auguro la spensieratezza di quando passeggiavamo sulle spiagge di Lignano, di quando ballavamo appena partiva la musica, di quando facevamo colazione con lo spritz, ti auguro tanto vento a favore e così tanto sole che puoi stare solo con gli occhiali da sole.

A presto,

A.

Ps.
Noi a Lignano mille anni fa.

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Ascolta il mio cuore

Ci sono giorni in cui staresti tutto il giorno a poltrire sul divano. Ci sono giorni in cui effettivamente sto tutto il giorno a poltrire sul divano. Ma ho un divano solo da una settimana a questa parte quindi non sono molto abile nella pratica dell’ozio. Ma devo dire che mi sto abituando bene. Mi piace starmene sdraiata sul mio biposto Ikea con Kaki e sbirciare la gente che cammina per strada. È rilassante. E svuota la mente. Un po’ come stirate. O camminare mentre ascolto la musica.

Sono passati tanti anni da quei giorni in cui i miei giorni e le mie notti erano piene di eventi. Ma a volte sento ancora il rumore della città. E la cosa mi fa sentire bene e male al contempo. Ma no so perché. Ci sono giorni in cui mi sento come catapultata in un romanzo di Banana Yoshimoto e la cosa mi crea un po’ di malinconia. Così vado in cucina e comincio a preparare qualcosa di buono. Mi sarebbe sempre puaciuto essere brava a cucinare. Anche solo un tiramisù decente. Mi sarebbe bastato essere brava a fare le meringhe ma non ho pazienza. Io sono così. Prendo e parto. E tutto quello che faccio lo faccio per fare. Cerco di riempire ogni attimo della mia vita come se da un momento all’altro tutto potesse scomparire. E così mi ritrovo con un ghiacciolo alla menta che mi cola tra le dita. E ritorno un po’ bambina. Quando al Grest divoravo gelati e ghiaccioli e bibite fresche. E la sera non vedevo l’ora che arrivasse l’indomani per il tiro alla fune e per sentire i palloncini pieni d’acqua bucarsi sulla schiena e sapere che finalmente era arrivata l’estate. Che poi l’estate è sempre stata la mia stagione preferita. Che mi piaceva così tanto guardare le stelle di notte dalla spiaggia. Ma ora chi ce la fa più a stare sveglio fino all’alba. Io che mi addormento alle 9 di sera abbracciata al mio cane.

Mi manca tanto correre tra le strade di Barcellona e guardare il tramonto da una terrazza madrilegna e bere i rimasugli di birra di qualche sconosciuto. Mi manca tanto tutto, di quando ero ragazza. Ma è bello essere diventati grandi sapendo di essersela goduta. Ricordo le notti in campagna a dormire con gli amici in porticato e i bagni in piscina prima di fare colazione. Ci sono persone che non rivedrò più pur essendo state tanto importanti. Vorrei imparare a non avere paura del tempo che passa ma non sarei sincera. Se potessi tornerei indietro e rifarei tutto dall’inizio. Ma posso solo andare avanti. E ora sono qui. Nella mia nuova casa, con un nuovo lavoro insieme alla persona e al cane che amo, con le pareti del salone di un bel blu mare e mi chiedo che ne è stato del mio libro preferito di quando ero bambina. Se come tutte le cose che ho posseduto in passato è andato perso, se è stato divorato dalle tarme, se è stato usato per accendere un fuoco. Ricordo Rimini alla fine degli anni 90. Di quella bambina con cui intrapresi un’amicizia di penna. Era emozionante ricevere le sue lettere. Ogni volta era come tuffarsi di nuovo nel mare. Assaggiare i bomboloni ripieni di crema. Raccogliere qualche conchiglia. Aspettare di nuovo l’inizio dell’estate.

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