Ci sono giorni in cui scrivere è così difficile, faticoso, impegnativo. E poi ci sono giorni in cui scrivere è l’unica cosa che sei capace di fare. Oggi, ad esempio, splende il sole. Che quasi mi sembra di essere al mare. Magari a Rimini, a trovare i nonni di M. E prenderci una piada con il formaggio fresco guardando l’orizzonte. E poi magari un gelato al pistacchio. Quello salato con la granella che ti scricchiola sotto i denti. A volte penso a quello che sarà, alla fine di questo disastro catacosmico. Ma faccio fatica a vedere bene ora come ora. Così mi concentro su quello che è stato. E non per malinconia. Solo che spesso avrei voluto girare un film, sulla mia vita, o scrivere un libro. Chissà poi se qualcuno lo avrebbe mai letto. E non che la mia vita sia stata fino a questo punto chissà che ma per me è stata bellissima, anche nei suoi momenti peggiori. Piena. Ruvida. Allegra. Triste. Tragicomica. Ecco ora ho un vuoto. Così faccio un respiro profondo. Prima di andare sott’acqua.
Ho 17 anni e in campeggio l’aria profuma di pineta. La resina si attacca alle dita che faccio fatica a toglierla. Sento il rumore delle cicale. Splende il sole. Forse ho 18 anni ma ora non ricordo con precisione. Sono comunque così giovane che tutto deve ancora succedere. Come dice la canzone di Aladin il mondo è mio. E così sarà. Siamo così felici che ci dimentichiamo persino di mangiare. Il mare ci aspetta. I ragazzi ci aspettano. Chissà chi sarà il fortunato questa volta. Metto le cuffie nelle orecchie e accendo Venditti. Che ai tempi il rap, io mica lo conoscevo. Tu fai un tuffo al sapore di sale e io ti osservo mentre faccio finta di cantare. È bello sapere che ci sei. Chissà poi dove ci siamo conosciute. Ah già ora ricordo. L’estate della terza liceo. Tra i castelli scozzesi e i biscotti al burro. Ricordo la tipa che mi ospitava che minacciò di buttarmi fuori di casa. Ricordo i ragazzi spagnoli, che ci provavano con noi. Ma tu eri fidanzata e non potevi. Tu sei sempre stata fidanzata. Io invece ero libera, come il vento. E non perché fossi single, ma perché non ho mai voluto legarmi a niente, per non avere vincoli. Che le costrizioni non mi sono mai piaciute. Che per una vita non ho mai preso posizione. Per paura di fare la scelta sbagliata. Ma poi ho capito che una scelta, prima o poi, l’avrei dovuta fare. Così ho scelto di esserti amica. Nonostante tutte le diversità che ci separavano.
La vacanza in campeggio stava per finire, così ci spostammo ai pianali. Ricordo quel bacio di nascosto tra i girasoli assonnati e tu che mi chiedesti che cosa mi fosse passato per la testa, di baciare un tipo fidanzato. E io che ne sapevo. Non pensavo ci fossero delle regole per innamorarsi. Ma ai tempi non sapevo nulla. Nemmeno cosa stessi cercando. Quella vacanza finì con la promessa che avrei messo la testa a posto. Ma poi ci fu Londra e Jamon Jamon, quel film con Penelope Cruz che mi fece capire che avrei dovuto sbattere la testa ancora per un po’. Che non sarei stata giovane per sempre e che il momento di chetarmi non era ancora arrivato. Le montagne russe di Londra furono forse ancora più divertenti di quelle della California e il vento tra i capelli più forte di quello di un giro in motoscafo. Correvamo forti tra le strade londinesi, tenendoci la mano o semplicemente urlando sotto la pioggia ringraziando di essere così fortunate per aver avuto la spensieratezza tipica di quell’età. Londra finì con un giro in risciò con il tipo che attraverso’ l’intera città per portarci a casa.
Ricordo Amsterdam e le notti trascorse in barca quasi come la barca su cui trascorrevano le estati in Toscana. Ad andare forte senza paura che il sole ci avrebbe scottato la pelle facendoci venire le rughe. Che per quelle, dicevano, eravamo ancora troppo giovani. O le notti in rada a guardare le stelle e far finta di capirci qualcosa di costellazioni. E quando poi un tipo mi disse che era la via lattea la nostra galassia, io mi sentì così piccola in mezzo a quell’infinito.

Poi ci furono le vacanze in montagna, i miei sci a pois quasi da bambina e i tuoi super pro di una che scia da tutta la vita. Le serate a giocare a dama alcolica insieme ai tuoi amici e al tuo grande amore. Le scommesse a uscire di notte in mezzo alla neve, andare a letto sempre troppo tardi e svegliarsi l’indomani sempre troppo presto. Perché non si poteva perdere nemmeno un istante di vita.
Ricordo un pomeriggio in seggiovia, con il sole che mi scottava i capelli, sorridevo e guardandoti mi chiesi per quanto sarei rimasta ancora giovane.