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Come nasce una maestra

Ciao mamme, ciao papà, ciao bambini! Questo blog nasce oggi, in un giorno di inizio aprile con una primavera che trascorre senza che noi ce ne accorgiamo neanche, perché questa situazione d’emergenza ci sta portando via tutto, persino la primavera. Così, io, care mamme, cari papà, provo a darvi una mano e chi lo sa, magari anche voi, con le vostre idee, con la vostra esperienza di genitori, provate a dare una mano a me, a trovare nuove idee, nuove ispirazioni, per i nostri bambini, che siano figli o che siano alunni. Ma veniamo alle presentazioni: io sono A, una maestra di un paese di provincia dove la vita scorre lenta ma in questi giorni più lenta che mai. Ma io non sono sempre stata una maestra, sapete. Non sono una di quelle che fa questo mestiere da tutta la vita e che la sua mamma a sua volta ha fatto questo mestiere per tutta una vita. Tutt’altro. Anche perché sì insomma…sono ancora piuttosto giovane. Io in questo mestiere ci sono come capitata, un po’ per caso. Era un giorno di qualche anno fa, quando ho cominciato a sentire l’esigenza di provare a cercare un lavoro che mi permettesse di esprimere appieno me stessa. Così ho provato…dopo l’università ho provato a fare un po’ di lavori. Prima in un bar, poi in un ufficio, poi in un altro ma nessuno di questi lavori mi rendeva per così dire… veramente felice. Nessuno di questi lavori faceva sì che la mattina io mi svegliassi con il famoso sorriso sulle labbra. O con gli occhi luccicanti. Si insomma, avete capito…ci ho messo un po’ prima di trovare la mia strada. Ma quindi com’è che sono diventata maestra? Per rispondere a questa domanda bisogna partire dal presupposto che per diventare maestra,a mio modo di vedere le cose, bisogna sì studiare e aggiornarsi ma ci si deve anche un po’, come dire, guardare dentro. Perché non è che quello della maestra sia un lavoro molto semplice. E ora lo so starete pensando che io me la tiri, che faccio quella che si sente speciale solo perché racconta due favolette ai vostri bambini. Ma non è così. E com’è allora? Mi chiederete voi.

Prima ancora di diventare maestra lavoravo in una scuola primaria come educatrice. Mi occupavo dei vostri figli, perché alla fine di loro si tratta, durante il pre scuola il dopo scuola e il servizio mensa. Non avevo mai lavorato con i bambini se non all’età di 19 anni quando ebbi l’opportunità di partire per l’estero per fare l’au pair, la ragazza alla pari, sì insomma una sguattera che in cambio di due spiccioli vi tiene i figli e vi rimette a nuovo casa. Fu una bellissima esperienza. Anche quando me ne volevo stare da sola, nella mia cameretta rosa, o nei miei momenti di riposo dal lavoro loro, i bambini, i tre bambini di cui mi prendevo cura, mi venivano a cercare. C’era come una sorta di calamita che li portava a me. Non so come spiegarmi. Questa cosa continuò fino al mio rientro in Italia. Quando lasciai l’Irlanda la mia host mum, ma soprattutto i bambini che curavo, furono molto tristi. Ricordo che piansero. E piansi anche io. Ma poi la vita andò avanti. Archiviai presto quell’esperienza e continuai la mia vita di sempre facendo la spola tra una grande città e la vita di campagna per poi trasferirmi per diversi anni a vivere in città. Mi iscrissi all’università e inizia a lavorare per un’agenzia pubblicitaria. Avevo tutto ciò che desideravo. La mia vita era una tavolozza di colori dove primeggiavano quelli più brillanti. Eppure mi mancava qualcosa. Ci misi anni per capire di che cosa si trattasse. Continuai il mio percorso esistenziale inciampando tra uno sbaglio e l’altro, cambiando spesso rotta fino a che capì che il rumore assordante della città non mi permetteva di ascoltare il silenzio che proveniva da dentro di me. Terminai gli studi mollai il lavoro e tornai a vivere in campagna.

Capì che avrei voluto fare la maestra in un giorno d’estate. Avevo mollato tutto, ogni mia certezza se n’era andata via insieme al vento ma capì che quella poteva essere un’opportunità per ricominciare seguendo il ritmo che IO volevo dare alla mia esistenza. Così studiai, mi aggiornai e soprattutto decisi che non avrei mai più fatto nulla che non rispecchiasse il modo di essere. Perché se in molti lavori essere se stessi non ripaga con i bambini è il primo passo per andare incontro a queste piccole grandi creature. Quindi se mi chiedete com’è che nasce una maestra vi rispondo che come prima cosa vi do ragione ci vogliono gli studi giusti. Ma come seconda cosa vi dico che dovete essere voi stessi. Nella vostra semplicità. Perché chi fa questo lavoro, chi lo fa con amore intendo, deve mettere in conto di essere un po’ genitore anche se ancora non lo è, un po’ clown, anche se quel giorno non gli va, un po’ psicologo, anche se non si sente all’altezza, un po’ carpentiere anche se non ha mai preso in mano un cacciavite, un po’ tuttologo e allo stesso tempo deve avere l’umiltà di imparare tutto daccapo, ogni giorno come fosse il primo giorno di scuola.

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