Mia madre sostiene sempre che dovrei scrivere un libro. Ma lei non lo sa – e nemmeno io a dire il vero visto che di libri non ne ho mai scritti – quanto impegno ci voglia, a scrivere un libro. Per quanto mi riguarda è piuttosto impegnativo pensare, modellare, partorire un post al giorno. Figuriamoci un libro. Così, mi limiterò a scrivere un articolo, su un tema a cui tengo particolarmente.
Era l’inizio degli anni 2000. Sì quando andavano di moda i pantaloni a vita bassissima che non lasciavano nulla all’immaginazione. Magari abbinati ad una bella t-shirt che lasciava intravedere ombelico, costole e interiora. Scusate per l’immagine che si sarà formata nella vostra mente, ma io me li ricordo così, gli anni 2000. Dicevamo, erano gli anni 2000, i primi anni 2000 e io, avevo su per giù, 12 anni. 12 anni, sì. Una vita fa. Per la precisione 18 anni fa. Esattamente gli anni che mi ci sono voluti, per imparare ad amarmi. Perché sì, non è che sia poi così facile, amarsi intendo. Certo ci sono persone a cui viene più facile, persone dotate di un amore infinito per sé stesse,persone che hanno così tanto amore per sé stesse da oscurare gli altri. Poi ci sono persone che invece hanno amore per sé ma anche per le altre. E quelle sono persone da ammirare. Poi ci sono persone incapaci di amare chiunque, qualunque e comunque. E di quelle persone, forse, bisogna avere un po’ di paura. E poi, infine ci sono persone capaccissime di amare gli altri, ma del tutto incapaci, di amare se stesse. Come me, ad esempio. O meglio come me prima che imparassi ad amarmi. Perché poi, quando impari, ad amarti intendo, diventa come una droga. E non ne puoi più fare a meno.
Ma ci sono voluti anni prima che io imparassi quest’arte, quella di amarmi. Che poi, forse, più che un’arte io la vedo più come una disciplina. Una disciplina che andrebbe insegnata a scuola. Ma non una di quelle discipline facoltative come il laboratorio di cucina, ma come quelle discipline obbligatorie tipo il disegno tecnico, anche se non sono mai stata capace dì tirare una riga dritta neanche a piangere.
Ma io non dico che sia facile, imparare ad amarsi. Tutt’altro. Perché ci vuole costanza, e impegno, e ci si deve guardare dentro. Tante volte. E ci si deve allenare, ad amare se stessi. E non è che bisogna smettere di amare gli altri o amarli un po’ di meno per amare se stessi, bisogna soltanto smettere di vedere soltanto gli altri come esseri bisognosi di amore. Bisogna riconoscere sì i pregi e i talenti delle persone che ci circondano, ma anche i nostri. Dobbiamo imparare che non c’è niente di male a volersi bene. E che non significa che ce la tiriamo o che pecchiamo di arroganza. Significa essere grati alla vita di essere dalla nostra parte o semplicemente di essere. E quindi, anche se più che un post potrebbe risultare un sermone, cominciamo o ricominciamo o continuiamo ad amare noi stessi per quello che siamo. E non dico di continuare a scofanarci di junky food se siamo un po’ oversize e di dire tanto io mi amo così ma anzi cominciamo a prenderci cura di noi. Del nostro fisico, del nostro spirito e della nostra mente. E smettiamola di dire che ormai è troppi tardi, perché anche se può essere banale e io sono banale, non è tardi per niente. Non è tardi per entrare in quel paio di jeans, non è tardi per imparare una nuova lingua o imparare un nuovo mestiere, non è tardi per innamorarsi.
Perché sì, se potessi tornare indietro nel tempo di 18 anni, a quando avevo 12 anni vorrei ritrovarmi nella mia classe di allora, con i miei compagni di allora. Ed alzare la mano, e senza vergogna, chiedere all’insegnante:ma com’è che s’impara a volersi bene? E sentirmi dire che ci vuole pazienza, e che ci si deve guardare dentro non una non due non tre volte ma tante, infinite volte. E vorrei sentirmi dire che per imparare ad amarsi non è mai troppi tardi ma nemmeno troppo presto. Che una vita senza amare gli altri è una vita a metà ma che una vita senza amare se stessi non è vita.

