La maggior parte delle cose belle che ho fatto nella mia vita le ho fatte d’impulso. Anche di quelle brutte, a dir la verità. Che la fretta è nemica, della saggezza. Che per fare le scelte giuste, bisogna pensare, tanto. E bene. Che le scelte di pancia non sono mai quelle giuste. Ma per me è solo un modo di dire. Che se non fossi stata così impulsiva nella vita, sì magari adesso sarei più tranquilla e serena, ma non avrei raggiunto niente di quello che volevo ottenere. Parlo come una che si sente arrivata chissà dove. Ma a me va bene così. Ovunque io mi trovi.
Anche quando scrivo, lo faccio d’istinto. Non penso. Sono le dita che pensano per me. Loro sanno già tutto. Su che tasti andarsi a posare. Come fanno le farfalle sui fiori. E scrivono, digitano, corrono sulla tastiera per andare a creare, ogni volta, qualcosa di nuovo.
E così succede per i messaggi, che ogni tanto, mi capita di mandare. Che poi, dopo averli mandati, mi chiedo perché l’abbia fatto. Che potevo pensarci, prima di inviarli. E invece no. Ci penso sempre troppo tardi io, alle cose.
Come nella vita, quella di tutti i giorni. In cui mi capita di inciampare perché, per la fretta mi sono dimenticata di allacciarmi le scarpe. E allora mi mangio le mani per essere caduta proprio lì, dove tutti mi hanno vista. Che se avessi fatto le cose con più calma adesso chissà dove sarei. Probabilmente al punto di partenza. E che rimuginare non fa bene. Anche se lo faccio spesso. Ma solo dopo aver accumulato una buona dose di figure di emme. Prima, ovviamente, non avrebbe senso farlo.
E non c’è una morale in questo post. E non che volesse essercene una. Solo che ho capito che questa parte di me, del mio modo di fare, del mio essere così impulsiva mi ha fatto sbattere la testa un sacco di volte. E tante volte mi sono fatta male. Altre un po’ meno. Altre veramente tanto. E anche se ci lavoro da una vita, sull’incapacita’di fermarmi, e contare fino a 10, prima di prendere una decisione ecco ho capito che non ci posso fare molto. Posso provare a contare sì, ma alla fine mi fermo sempre a tre.