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Napoleone

Sono le 9 del mattino. Ci siamo appena sentite per via del tuo libro. Non ho perso nemmeno un istante e subito mi sono messa a leggerlo. Erano mesi che non divoravo letteratura. Ehm forse la letteratura è un’altra cosa. Ma a me piace pensare che un giorno i nostri figli studieranno i tuoi libri a scuola. Chissà che ne sarà dei miei. Se mai avrò il coraggio di scriverne, o la pazienza, o la costanza.

È stato bello risentirti, qualche giorno fa. Sapere che mi segui. Che in un certo senso ti ritrovi, in quello che scrivo. Come se, anche se poi ci siamo perse, alla fine gli anni della spensieratezza, sono stati pieni per entrambe.

E così, inevitabilmente, ripenso alle nostre serate, ai vestiti corti, a tu che non l’ho mai capito se fossi più selvaggia o più casta. Che di certe cose non si parla. Ma i tuoi occhi dicevano tutto. O forse niente. Solo che a me, a me è sempre piaciuto provare a capire che cosa ti passasse per la testa. Ma non te l’ho mai detto.

E te li ricordi i ragazzi? Che ci guardavano le gambe, che ci offrivano da bere. E noi che come delle sceme, ci innamoravamo, ogni volta, come fosse la prima. E i tuoi capelli lunghi, ne hai sempre avuti tanti, e il mio modo strafottente di trattare l’altro sesso. Che adesso che mi guardo indietro, direi che me la tiravo, e non poco. Ma era bello sapere di farli soffrire, anche solo per un minuto, che poi con gli anni avremmo scoperto che la sofferenza era ben altro. Ma a 16 anni devi essere felice, ed è giusto così. E noi lo eravamo, cavoli se lo eravamo. Pur con le nostre pare. Che i problemi erano se metterci il vestitino bianco o quello azzurro, e se truccarci poco, oppure tanto. E guardavamo le altre tipe, con indifferenza, che eravamo noi le più belle, le vere influencer. E che quando passavamo noi, me lo ricordo, il Napoleone si girava. Quel bar di tamarri che a noi ci è sempre piaciuto tanto.

E adesso che siamo cresciute e chissà se siamo veramente cambiate, ci ritroviamo entrambe con la penna in mano, o meglio con il pollice digitale, che io scrivo tutto dal telefono e tu, chissà tu come scrivi. Ma sono sicura che avremo modo di parlarne, magari a casa mia, o a casa tua, o magari al Napoleone, per vedere se qualche ragazzo ancora si ricorda il nostro nome.

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