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Briciole

Ci sono giorni in cui ripenso ai miei ex coinquilini. Giorni in cui mi chiedo che fine abbiano fatto. Qualcuno di loro lo sento ancora. Qualcun’altro è diventato parte della mia vita. Qualcuno non lo rivedrò mai più. O forse sì. Mai dire mai.

Sono stati tanti i coinquilini che ho avuto durante la mia permanenza meneghina. Maschi, femmine, in cerca d’identità. Sono stati tanti e tutti hanno lasciato, alla fine dei conti, un bel ricordo. Nonostante le litigate. Per l’olio, l’aceto, le bollette, i piatti da lavare. Ricordo le cene in compagnia di amici, con la casa sempre troppo piccola, per poterci stare veramente comodi. Ogni coinquilino portava un amico e così alle volte si finiva per essere in 10, 12 persone, ognuno con la sua vita, ognuno con la sua storia da raccontare. Ed era strano sapere che al mondo ci fossero persone così diverse da me,e che, nonostante tutto, ci fosse posto anche per loro. Era bello sentirsi parte di una grande famiglia. Che a me, le famiglie allargate, mi sono sempre piaciute tanto.

E ogni volta che cambiavo casa, e cambiavo coinquilini, nuove storie si intrecciavano con la mia vita. E imparavo a fare cose nuove. E imparavo a truccarmi, a scrivere ad amarmi.

I miei coinquilini, a partire dalle mie prime coinquiline Siciliane, hanno rappresentato tutti, un pezzo della mia famiglia, in un dato momento. Alle volte erano fratelli, altre volte io ero la loro mamma, sorella, cugina o semplice amica. Ma la cosa bella è che, in qualunque casa io sia stata, in qualunque letto abbia dormito, non mi sono mai sentita sola. Perché c’era sempre qualcuno pronto a farmi compagnia in quella specie di salotto quando non riuscivo a prender sonno. O qualcuno con cui condividere il pranzo o semplicemente i biscotti, che a volte era l’unica cosa che c’avevo da mangiare.

E ora che sono qui, nella mia casa di campagna, con i miei 3 coinquilini fidanzato, cane e coniglio ripenso a tutte le volte che qualcuno mi chiedeva come facessi, a condividere la casa con degli estranei. E anche se le mie risposte erano sempre troppo vaghe ora so che direi loro che ho capito che abbiamo bisogno di essere briciole prima di diventare pane.

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