Tutti hanno i loro posti del cuore. Io ad esempio quando cerco un po’ di pace vado a camminare nei boschi con papà e tutta la brigata a quattro zambe. Possiamo camminare per ore senza parlare e poi, all’improvviso, trovare un particolare colore di foglie, una sfumatura leggera, di cui discutere. Ed è bello sapere che la natura ascolta qualsiasi tua cazzata senza dire niente. Ma non è sempre stato il bosco, il mio posto del cuore. Ce ne sono stati tanti. Un parco, una spiaggia, un letto comodo. A volte, persino un bar. Un bar di città ma dove veramente ti sentivi a casa. E dove io quando ci andavo, quando ci lavoravo, mi sentivo la regina di casa. E allora mi immaginavo di scendere le grandi scale con il mio mantello e accogliere gli ospiti e baciare loro come fanno le metresse degli esclusivi club parigini e dire loro prego accomodatevi signori. E poi subito correre dall’altra parte del bancone a separare la menta dal gambi che la sera ci sarebbe stato il delirio. E ascoltare i discorsi della gente depressa, di quella che non ce la faceva più, a vivere a Milano. Di quella che mi diceva beata te che vivi in campagna. Come se io facessi la spola tutti i giorni per lavorare al b4, come se al paesello non ci fossero bar. E poi tutte quelle volte che ho rotto un calice in mano che c’avevo le mani troppo potenti ma in realtà è che non ho mai imparato a portare i vassoi. E il vestito a fiori così corto che il vale a momenti mi cazziava. E quella volta che ho rovesciato il vaso di cenere che tutti hanno mangiato polvere e il vale ha bestemmiato così forte in cucina che tutti l’hanno sentito. E l’ho sentito, che mi voleva licenziare. Ma poi ho separato così tanta menta dal gambo e rotto così pochi bicchieri, che forse ha cambiato idea. Che poi alla fine non mi hai mai licenziata. E poi quelli dei viaggi, con quelli c’ho litigato parecchie volte. Che avevano il braccino corto che mai un euro di mancia sti tirchioni. E poi le colleghe. Gioie e dolori. E i provoloni. Che quando una lavora in un locale é d’obbligo la schiera di provole. E i gossip. Che beautiful non era nulla in confronto. Che veniva quello con la tipa e l’indomani ci tornava con l’amante. E io pensavo abbiamo un genio! E lui pensava di essere un vero figo. E forse lo era. E i concerti, il cevice, i mad dog, il watermeloncooler che diventava automaticamente una parolaccia. E quando ti sentivi un po’ giù, era il b4 il posto del cuore. Con tutti i suoi casi umani da studiare bene, gli amori nati, quelli passati, quelli finiti.
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