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Sull’amicizia

Era da tanto tempo che volevo scrivere qualcosa su questo tema. Ma temevo sarei stata banale. Probabilmente lo sarò. Ma io mi butto. Ci provo. Pronti. Partenza. Via.

Erano gli anni 90. I mitici anni 90. Il solo pensiero mi da il vomito. Sarà per lo stile con cui si portavano i capelli a quel tempo, sarà per colpa di quelle collanine effetto tatù che sono tornate tanto di moda. Sarà per la scuola. Mi spiego. Io a fine anni 90 avevo 10 anni quindi sì, probabilmente sarà per colpa della scuola se ancora oggi mi si rivolta lo stomaco. Perché tanto odio? Nei confronti della scuola, intendo. Avere 10 anni alla fine degli anni 90 significava essere a un passo dal nuovo millennio cronologicamente parlando ma essere ancora negli anni 70 dal punto di vista educativo. Suppongo che molti di voi non saranno d’accordo ma lasciate che vi spieghi. Era un giorno di inizio settembre e la scuola stava per ricominciare. L’istituto ci chiamò per dirci che erano state assegnate le classi. Avrei cominciato la prima media. Ero gasatissima. Ma presto la mia euforia avrebbe trovato modo di spegnersi. Non tanto perché capitai in una classe di soli maschi con sole altre due femmine e io ai tempi i maschi li odiavo,ma quanto perché capitai nella classe del ghetto. Mi spiego. C’erano tre sezioni. La prima, la classe dei ricchi, era composta da coetanei figli di laureati, dottori, insegnanti, avvocati. La seconda era la classe dei secchioni e poi, poi c’eravamo noi, figli di gente normale, non troppo bravi a scuola, piuttosto disagiati socialmente parlando. Per fortuna c’era lei. La mia amica.

Gli anni 2000 arrivarono e portarono una ventata di aria nuova, ma non educativamente parlando. Gli insegnanti che avevano fatto pena fino a quel momento, continuarono a fare pena dimostrando sempre meno umanità e disprezzo per la nostra classe. Conservo un trashissimo ricordo dell’insegnante di matematica che fumava la sigaretta alla finestra riprendendomi perché anche quel giorno mi ero dimenticata di pettinarmi i capelli. Terminai le medie con il famoso calcio nel didietro e qualche costola rotta, metaforicamente parlando. Furono i tre anni più ridicoli della mia vita. Ricordo le ammucchiate in classe tra i miei compagni che a fatica dominavano i propri ormoni e l’insegnante che li guardava disgustata dimostrando sempre più disprezzo per la classe. Per quello che ne so se fossi andata a lavorare durante quei tre anni anziché frequentare la scuola avrei imparato molte più cose. Ma sfortunatamente la legge non me lo avrebbe permesso. Di sottofondo a tutto ciò c’era un’amicizia che era nata alla scuola dell’infanzia e si era accresciuta tra i banchi di quella che volevano farmi credere essere una scuola. Prima di ricevere il diploma ricordo che mi mandarono una lettera in cui mi sconsigliavano di proseguire gli studi, mi vedevano meglio ad affettare mortadella a quanto pare. Piansi un po’ ma col tempo capì che avevo fatto bene a non dargli ascolto. Tutt’oggi li ringrazio di non aver mai creduto in me. Forse, se l’avessero fatto, non avrei trovato la forza di affrontare le sfide della vita. Ma tralasciamo la malinconia e concentriamoci su cose più serie. L’amicizia ad esempio. L’amicizia che nacque con la mia amica del cuore come vi dicevo sopra proseguì anche alle medie. Ricordo bellissimi pomeriggi di sole trascorsi a parlare del futuro. Perché sì, nonostante nessun insegnante avesse mai lontanamente creduto in me, io nei miei sogni ci ho sempre creduto. Ero timida, è vero, forse anche un po’ bruttina, piuttosto cicciottella e avevo pochi amici. Ma a me andava bene così.

L’amicizia con la mia amica del cuore proseguì anche dopo le medie. Ci iscrivemmo entrambe a quello che ai tempi era l’istituto magistrale. Volevo fare la maestra forse per dare ai ragazzi una chance in più di quella che avevo avuto io. Qualche tempo prima dell’inizio della scuola decisi che avrei fatto il liceo. Me lo sconsiglió persino il parroco ma io, come sempre, decisi che avrei fatto di testa mia. La mia amica temeva ci saremmo perse di vista se io avessi cambiato scuola. La rassicurai che non sarebbe andata così. L’amicizia continuó nonostante inevitabilmente le nostre vite si intrecciarono con altre vite. Arrivò il tempo della maturità e ricordo ancora le serate a squarciagola a cantare Venditti in macchina con un suo amico di cui io mi ero presa una cotta. Ricordo il primo maggio a Roma in prima fila, la streat parade a Zurigo, le serate in discoteca con i vestiti sempre troppo corti.

Arrivò il tempo dell’università, il tempo dell’indipendenza. La prima stanza in condivisione in una grande città. La stessa in cui si era trasferita la mia amica. Le nostre vite erano più vicine che mai. Poi successe qualcosa ma non ricordo bene cosa. Per me fu il buio totale. C’eravamo perse di vista.

Conobbi tante nuove amiche all’università, in chiostro ad esempio o in biblioteca. Fu con certezza il periodo più spensierato della mia vita. Era un un giorno di pioggia con la gonna di pelle quando la rividi, quella che per una vita era stata la mia migliore amica. Per tanti anni non ci eravamo mai più incontrate. Ci salutammo, due baci ma poi la vita tornó alla normalità. Le scrissi una lettera dopo quell’incontro ma poi la stracciai.

Tornai a vivere in campagna in un giorno d’estate. Lasciai la città per sempre. Ero al mare quando mi arrivò il suo messaggio. Disse che mi aveva sognata. Pensai di aver sognato. Invece era reale. Era lei. La mia amica del cuore di tanti anni fa. Avevo perso il suo numero ma lei no. Fu una boccata d’aria fresca in un giorno di caldo africano. Mi disse che sarebbe tornata a vivere in campagna. Fu come non essersi mai perse.

3 replies on “Sull’amicizia”

I mitici ma terribili anni 90. Grazie per avermi fatto rivivere quei momenti, è stato bellissimo e hai fatto riaffiorare alla mia mente sensazioni che avevo dimenticato di aver vissuto!

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